
Le vedi da lontano, ti incutono timore, non sai se lo faranno o meno.. incespicano in quelle scarpe forgiate dagli Unni, consumate fino alla noia o nuove che ti fanno spuntare gli occhi di bue. Cappottone di rat musque, collanona alla MC Hammer e dita piene di anelli che nemmeno la Madonna di Pompei..
E stanno li’, sul bordo del marciapiede, non sai mai se vogliono buttarsi e farla finita o se fingono solo per vedere se ti fermerai. Rallenti, accenni un sorriso mentre il cervello in background elabora le varie vie di fuga dopo l’eventuale schianto. Ti fissano con l’aria di chi la sa lunga, con la bocca impastata di spianatelle e le buccole delle Crociate, i baffoni neri che spuntano come mirtilli sopra le labbra imbacuccate di rossetto alla ceralacca, il sopracciglio monospazzola infeltrito rende lo sguardo piu’ austero e incazzato.
Occhi penetranti e dita penzoloni..
Opzione A:
Ti fermi.
Aspetti che la vecchiarda si decida a passare e questa, incazzata come una biscia argentina, ti fa quel verso che ti faceva la zia da bambino, quando chiedevi un biscottino nel tuo linguaggio bebefonico e lei ti diceva: “NONONONONONONO! Niente giocare, ora riposino!” … ti agita quel ditino grinzoso davanti e speri che non le volino via gli anelli (che poi t’ammaccano la carrozzeria), ma ancora di piu’ speri che non dica una parola.
Ma ella parla.
Proferisce le classiche parole da figaranza acida con cappotto di ermellino e peli di Barbie: “Mi’ non voi minga traversar, rimbesuit!”
E che fai?
La falci? Le getti addosso la zavorra?
In quei momenti ho le visioni come Eli Stone, ma invece di vedere George Michael che mi canta sul tavolino del salotto mi scorrono davanti agli occhi tutti i modi piu’ cruenti per terminarla.
Tiro due madonne e tre porconi (piu’ che altro perche’ dietro di me – che ho cercato di essere gentile in un momento di lucida follia – si e’ formata una coda interminabile di macchine che nemmeno al Sambodromo si vedono, con corriera al seguito e altri vecchini in motorino).
Opzione B:
Premi l’acceleratore come se fossi il Nannini dei bei tempi (e ho sottolineato dei bei tempi!) e le fai un pelo talmente sguiscio che i lamponi dei baffi maturano, germogliano, fruttificano e rinsecchiscono.. i peli del cappotto di cammello rabbrividiscono, le vengono pure le gobbe e con la coda dell’occhio la vedi che impreca in aramaico antico contro la mater et il pater et tutta la sacra famiglia in ordine alfabetico. Ti manda anatemi e la vedi dallo specchietto retrovisore (che ti fa sembrare le cose sempre piu’ lontane – ma perche’??) che tira fuori la bamboletta voodoo tascabile, ci infila un paio di spilloni e ti guarda come la Strega guarda la mela avvelenata di Biancaneve.
Passi oltre la curva e speri che quel gatto nero che passa davanti a te sia solo una coincidenza (io pero’ mi tocco che non si sa mai – cit. *)..
E poi una domanda ti sorge spontanea: ma che minchia ci faceva la vecchina li’ sul bordo? I vecchini si sa, rompono le balle ai lavoratori, commentano questo e quello e scaracchiano dappertutto lastricando le strade come lumache infoiate.
Ma le vecchine?
Quelle al bordo, le borderline appunto, hanno qualcosa da fare, qualcosa che tu non hai scorto.
Ho parcheggiato la macchina al primo buco libero e sono andata a verificare.
La beduina stava spettegolando con l’altra pecorona al di la’ del fiume Hudson, su quanto sia baldracca la figlia del fornaio (perche’ il fornaio, da che mondo e’ mondo, ha sempre una figlia un po’ baldracca e se non ce l’ha ce l’avra’ qualche altro negoziante della via. Matematico. Assiomatico.) e su quante foglioline di pisello ci vanno nella bagna cauda.
Beh, almeno ho trovato la risposta che cercavo. Ora so che le vecchine borderline sono un pericolo pubblico e le evitero’.
Ah, la multa per divieto di sosta fa parte del corollario di anatemi – NdR.
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